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L’influsso degli afro-americani in Toscana

March 1, 2019

     In Italia l’impatto della cultura afro-americana si riscontra un po’ ovunque. Durante la mia esperienza da studentessa a Bologna, ho visto americani ed italiani, uniti dalla comune passione per la pallacanestro, condividere l’ammirazione per giocatori del calibro di Michael Jordan, Shaquille O’Neal, Lebron James e Kobe Bryant. Nelle caffetterie bolognesi, risuonano in sottofondo le note di grandi del jazz come Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald, mentre nei bar dove si suona musica dal vivo si possono sentire indifferentemente Chuck Berry, Prince o cantanti hip hop così come qualsiasi altro artista italiano o europeo.

 

    L’influsso afro-americano nel “bel paese”, particolarmente in Toscana ed Emilia Romagna, ha radici profonde ed è parte integrale della storia che il Consolato Generale degli Stati Uniti a Firenze, ci narra attraverso la campagna celebrativa del bicentenario dei rapporti diplomatici Insieme 200/Together 200.

 

     Durante la seconda metà del XIX secolo, gli abolizionisti erano una parte attiva della colonia di artisti americani espatriati a Firenze. Nel 1865, immediatamente dopo la fine della Guerra civile, Edmonia Lewis, una scultrice ed abolizionista afro-americana, proveniente da Boston, giunse a Firenze e cominciò a collaborare con famosi scultori come Hiram Powers (che fu anche Console degli Stati Uniti) e Thomas Ball. La Lewis utilizzò il marmo di Carrara per realizzare una delle sue opere più famose, dal titolo Forever Free: un gruppo scultoreo che rappresentava una coppia di afro-americani con le catene spezzate, a simboleggiare la libertà. La scultura Forever Free, si trova attualmente nella collezione della Galleria d’Arte dell’Università di Howard a Washington, D.C.

   

     Un altro famoso abolizionista, Frederick Douglass, visitò l’Italia nel 1887, non molto tempo prima di diventare Ambasciatore degli Stati Uniti ad Haiti. Douglass potè affermare d’aver camminato sul suolo italiano, “indiscusso tra gli uomini” ed aggiunse anche che l’Italia è uno di quei paesi dove “più tempo si trascorre e più a lungo si vorrebbe stare”.

 

     Il contributo più rilevante degli afro-americani alla storia italiana si ebbe nel XX secolo quando parteciparono alla liberazione del paese dal Fascismo durante la Seconda Guerra Mondiale. I "Buffalo Soldiers", così venne soprannominata la 92a Divisione di Fanteria, iniziarono nel 1944 la loro campagna nel Sud Italia. I Buffalo Soldiers furono l'unica divisione di fanteria afro-americana a combattere in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale: marciarono verso Nord fino al fiume Arno, parteciparono ad aspri combattimenti lungo la Linea Gotica e sfondarono le difese naziste all'inizio del 1945.

 

     La storia dei Buffalo Soldiers è stata raccontata in due film, sia nel classico neorealista “Paisà” di Roberto Rossellini sia in "Miracolo a Sant’Anna" di Spike Lee. Quest’ultimo ci narra di come alcuni di questi soldati salvarono dalle violenze naziste numerosi cittadini di Sant’Anna, i quali avevano già sofferto per il terribile eccidio dell’Agosto del 1944. Entrambi i film ritraggono l'amicizia che nacque fra i Buffalo Soldiers e i giovani italiani. "Ci lanciarono fiori e gridarono: lunga vita agli americani!" racconta il Buffalo Soldier Ivan J. Houston. Quest’ultimo infatti ha scritto il libro “Black Warriors: the Buffalo Soldiers of World War II” (blackwarriorsbook.com) e ancora oggi continua a narrare delle sue esperienze in Italia.Molti degli afro-americani che morirono combattendo in Italia sono ora sepolti al Cimitero Americano di Firenze.

   

     In un certo senso, la storia dell'influenza afro-americana in Toscana è la storia di una lunga amicizia. Iniziata con l'arte americana scolpita nella pietra Italiana e proseguita con le due culture, afro-americana e italiana, intrecciate insieme. È la storia di una lotta comune per la libertà che ci ha legato e tenuto uniti negli ultimi duecento anni.

 

 

 

 

 

Caroline Lupetini è una studentessa del primo anno della Scuola di Studi Internazionali Avanzati della Johns Hopkins (SAIS) di Bologna. Caroline è anche stagista virtuale presso il Consolato Generale degli Stati Uniti a Firenze. Ulteriori informazioni su vsfs.state.gov. 

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